Al mattino, dalla terrazza del garage comunale di piazzale Roma, Venezia si apre come un sipario: la laguna brilla e, all’orizzonte, l’intero arco alpino sembra a portata di mano. È da questo luogo sospeso tra acqua e cielo che prende avvio un intrigo in cui il Nordest mostra il suo doppio volto: operoso e feroce, luminoso in superficie e torbido nel profondo.
Due enigmatici omicidi e un suicidio che puzza di messinscena scuotono la quiete apparente della città.
Gli indizi si rincorrono tra le valli alpine e la sconfinata campagna polesana, rispettabili studi professionali e bar equivoci, antiche miniere d’argento e impenetrabili boschi che rimandano alla remota identità cimbra, l’anima nascosta dell’Altovicentino, l’eredità germanica che incarna il Nordest più autentico e misterioso.
Il maresciallo Piconese e il commissario Bonturi, due investigatori lontani per origine ma accomunati dalla stessa testardaggine e dal medesimo istinto, inseguono una verità che scivola tra le calli e i campielli della Serenissima.
“Laguna Limes” è un mega-appalto che può ridisegnare il profilo di un pezzo di territorio. Ed è anche la chiave di volta di un sistema di favori, tradimenti, ricatti e avidità senza freni. Il confine tra politica, impresa e affarismo si assottiglia fino a sparire e il benessere si confonde con la brama compulsiva dei schei: i soldi, sovrani occulti di ogni scelta. E mentre le acque si intorbidiscono, anche i morti tornano a reclamare verità e giustizia.
Laguna Limes è il j’accuse dell’anima nera di una regione, e una controstoria perturbante capace di demolire le retoriche ingannevoli che ammantano il mito del buongoverno.
L’INCIPIT DEL ROMANZO
A Venezia l’aria era limpida e fredda, e nell’immobile silenzio dell’alba si scorgevano verso nord i monti imbiancati di neve. Un arco di vette alpine, di colline e dirupi delimitava la vasta pianura che, avvicinandosi al mare, pareva dissolversi nelle acque della laguna.
Al centro del panorama, sulla terrazza di copertura del garage comunale a Piazzale Roma, le lamiere delle auto parcheggiate brillavano ricoperte dalla brina della notte.
Giorgio Righetto distolse lo sguardo dall’orizzonte, salì nella propria vettura ed ebbe l’impressione d’essere entrato in una cella frigorifera. Impacciato dal cappotto e dai guanti armeggiò un po’ prima di riuscire a infilare la chiave d’accensione. Un tizio intanto s’avvicinò al finestrino e lui ne intravvide la sagoma.
“Cossa vol ‘sto qua?”
Un thriller ricco di tensione che avvince il lettore con atmosfere cupe e fatti inquietanti.
Un noir che tesse una trama insolita intrecciando i fili di storie vere e di leggende antiche.
Un racconto suggestivo che ambienta le vicende in paesaggi montani, in valli boscose e contrade appartate.
Un romanzo-cult che ha fatto scoprire a migliaia di lettori il senso della propria storia e delle proprie origini.
